"IL MESSAGGERO" - 15 Maggio 2004
“TRICICLO” DI ARRABAL CONTRO L’INGIUSTIZIA
“Se avessi meno anni e un pezzo di polmone in più sarei venuto a Roma in bicicletta”. Ma Fernando Arrabal, drammaturgo, romanziere, poeta e cineasta spagnolo si è fermato a Parigi perché sta male. Ultimo surrealista di grande onestà morale, soffrì la desaparicion misteriosa del padre e per questo scrisse una lettera a Franco che passò alla storia. Contestò anche la dittatura di Castro e le sue opere di teatro riempiono migliaia di pagine. Era atteso in Campidoglio, ma gravi problemi di salute lo hanno costretto a rimandare il viaggio.Ieri, César Corrales, regista, Mario Verdone critico, Maurizio Bartolucci consigliere comunale hanno presentato la sua commedia Triciclo che sarà rappresentata in prima assoluta, in italiano da martedì al 30 maggio alla sala Grande del Teatro Testaccio dalla Compagnia ENTER. Nel cast Luca Milesi, Gianni Licata, Maria Concetta Liotta, Francesca Frascà.Una delle prime opere di Arrabal, il Triciclo fu composta nel 1952, in piena era franchista e si compone di un linguaggio infantile e sregolato. Racconta la storia di un omicidio commesso da personaggi ai margini della società, il processo e la prigione in attesa della sentenza di morte. Triciclo, come il listone di Prodi per denunciare una società ingiusta? Ride il regista Corrales: “ E’ un caso, ma la coincidenza piacerà ad Arrabal”.
Marcella Smocovich