Quanto valeva la vita di uno zappaterra nell’800? Poco o niente. Giuseppe Nicola Summa lo sapeva molto bene: era uno dei tanti cafoni del Sud. Garibaldi e i Mille avrebbero voluto fare di quella umanità un popolo libero, ma qualcosa andò storto e Giuseppe si dette alla macchia, divenendo il braccio destro di Carmine Crocco, il famoso generale dei briganti.

La rivolta contadina che ha messo a ferro e fuoco il meridione d’Italia appena dopo l’Unità è stata a lungo una pagina di storia proibita.

Dal 27 al 30 marzo 2014 la Compagnia Enter ha messo in scena al Teatro Arvalia l’opera inedita di Gabriele Guarino e Luca Milesi dedicata alla vita di Ninco Nanco nelcentocinquantesimo anniversariodel suo assassinio. Giuseppe Nicola Summa – detto “Ninco Nanco” per la presunta balbuzie o forse per il suo caratteristico incedere, tipico del cavallaro - venne eliminato a Frusci il 13 marzo 1864.                  

Se un bandito lo si uccide, un testimone lo si elimina e ogni termine chiamato in causa ha sempre un perché. I passi di Ninco Nanco, famoso anche per la sua inseparabile chitarra, avevano a lungo incrociato le trame dei gattopardi - luci e ombre di quel 1860 – i padroni del meridione; grandi maestri nel salto sul carro del vincitore e portatori di quel particolare tipo di cambiamento che sempre lascia tutto immutato. Un testimone scomodo dunque, una delle prime bocche da mettere a tacere nel neonato Regno d’Italia.

Gabriele Guarino e Luca Milesi hanno scritto Ninco Nanco Centocinquanta al termine di una ricerca storica durata mesi, coordinata dal meridionalista Valentino Romano e basata sulle monografie in commercio e sui fascicoli originali dei Tribunali Militari di Guerra istituiti dalla Legge Pica, conservati nell’Archivio di Stato dell’E.U.R.

Ninco Nanco Centocinquanta è andato in scena con le attrici e gli attori Olimpia Giuliana Alvino, Alberto Albertino, Simone Carosio, Gabriele Guarino, Maria Concetta Liotta, Luca Milesi, Vita Rosa Pugliese, e Alessio Sapienza, per la regia di Luca Milesi.

 

Tribù

 

Ninco Nanco Centocinquanta non è stato solo uno spettacolo teatrale. Le rappresentazioni all’Arvalia hanno costituito infatti la conclusione di un progetto formativo interdisciplinare,  articolato nell’intero mese di marzo.

Tre conferenze pubbliche organizzate dall’Associazione “Enter” in collaborazione con BIBLIOTECHE DI ROMA e il LICEO GINNASIO STATALE “EUGENIO MONTALE”, hanno promosso il dibattito sul Risorgimento.

Durante le conferenze è stata esposta parte della mostra sul Brigantaggio lucano di Dino (Berardino) D’Angella, grazie all’Associazione “Setac in Europa” di Pisticci.

Sabato 8 marzo 2014 il meridionalista Valentino Romano, già collaboratore per “La Gazzetta del Mezzogiorno”, scrittore, autore fra gli altri di “Brigantesse, donne guerrigliere contro la conquista del Sud” (Controcorrente, Napoli), e di “Nacquero contadini, morirono briganti” (Capone Editore), ha tenuto una conferenza pubblica dal titolo “BRIGANTESSE”, presso la Biblioteca “Renato Nicolini”, in Via Marino Mazzacurati n.76.

Sabato 15 marzo 2014 il docente universitario Giuseppe Monsagrati, già titolare di Storia del Risorgimento presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma, membro del comitato scientifico dell’Istituto della Domus Mazziniana di Pisa e delle Commissioni per l’Edizione nazionale degli scritti di Garibaldi e Mazzini, ha incontrato gli studenti del Liceo “Eugenio Montale” presso il Teatro dell’Istituto, in Via di Bravetta n.395, per una conferenza dal titolo dal titolo “RISORGIMENTO: IL BENE E IL MALE”.

Sabato 22 marzo 2014 il giornalista Gigi Di Fiore, saggista, collaboratore per il quotidiano “Il Mattino” e per il mensile “Focus Storia”, autore di diversi libri pubblicati da Rizzoli fra i quali “Controstoria dell’unità d’Italia, fatti e misfatti del Risorgimento” e “Gli ultimi giorni di Gaeta, l’assedio che condannò l’Italia all’unità”, ha tenuto una conferenza pubblica dal titolo “BRIGANTAGGIO: LA GUERRA CONTADINA” presso la sala proiezioni della Biblioteca “Guglielmo Marconi”, in Via Gerolamo Cardano n.135.