Reduce dal grande successo ottenuto alla Quinta Edizione del Festival Nazionale del Teatro “Scenari di Casamarciano” (2015), dove si è aggiudicata  i Premi “Migliore Compagnia” e “Migliore Regia”, la Compagnia Enter è approdata al Teatro Agorà  dal 2 al 4 ottobre dello stesso anno  con  “Tribù” di Duccio Camerini. Con Maria Concetta Liotta, Luca Milesi, Fabrizio Bordignon, Valentina Tramontana, Alberto Albertino, Serena Renzi e Francesco Sotgiu. Regia di Luca Milesi.

Il testo di Camerini, vincitore del Premio Fondi La Pastora 2000, racconta il viaggio di una comune famiglia italiana lungo la parabola tormentata del Novecento, tra sentimenti e passioni, vizi e virtù, disegnando un affascinante affresco generazionale, di una bellezza disarmante.

Forse il tuo segreto è nascosto nel passato di un altro: questo è il dubbio che alberga in ogni personaggio di “Tribù”, uno dei primi esperimenti di quel teatroinascolto che tanto consenso ha portato a Duccio Camerini, attore, autore e regista romano.  La vicenda narrata al suo interno ha per protagoniste le figure cardine di una "normale" famiglia italiana, uomini e donne che hanno inseguito i propri sogni viaggiando attraverso il dolceamaro dei porti del "secolo nervoso", il Novecento; lo chiamano così i personaggi creati da Camerini, quelle creature che la Compagnia Enter ha recentemente portato in scena nella V Edizione del Festival Nazionale del Teatro “Scenari di Casamarciano”, vincendo il Premio Migliore Compagnia (giudizio unanime delle giurie tecnica e popolare) e il Premio Migliore Regia, per la direzione di Luca Milesi.

 

E' un meccanismo di racconti a incastro quello che regola “Tribù”, un insieme di schegge di memoria rivissute da sei personaggi ai quali è toccato vivere nei momenti più burrascosi del '900, definito dal più anziano fra loro il "secolo nervoso”. I "sei" ritornano dall'oblio nel quale erano stati dimenticati per colpa di alcune fotografie casualmente ritrovate da un settimo personaggio, un ragazzo senza madre e senza padre in cerca di un'identità e di una casa. "Dudù", questo il suo nome, rinviene le immagini visitando un appartamento da prendere in affitto. Da subito quelle fotografie cominciano a parlargli di persone con le quali lui ha la netta sensazione di avere qualcosa a che fare, volti di esseri umani che possono dirgli molto sulle "storie" che hanno preceduto la sua nascita e che si sono dissolte poco dopo averlo messo al mondo.

 

Tribù

“Le vecchie fotografie sanno parlare di vita vissuta ma anche di aspirazioni, conflitti, di ardenti desideri realizzati talvolta per brevi momenti. Basta solo saperle leggere. 

Poi ci sono scatti meno vecchi che in qualche modo anticipano qualcosa di là da venire, ma la nostra natura non ci permette di cogliere quel significato nascosto e l’immagine rivela il suo segreto solo … dopo.

Quelli che rinvieni in fondo ad un vecchio armadio sono sì i tasselli del tuo album di famiglia ma posseggono un valore che li fa volare oltre i confini della memoria privata: le tue vecchie fotografie e quelle di uno sconosciuto, insieme, diventano l’album di un’epoca, di una nazione.

Può succedere poi che il potere magico del teatro liberi il movimento rimasto interrotto nelle braccia, nelle labbra, negli occhi dei corpi imprigionati in quelle immagini, specialmente quando chi le ha trovate vive nel bisogno di conoscere le proprie radici per dare un senso all’esistenza. 

La scena la conquistano le anime dimenticate, si ricompongono le schegge della memoria e la natura del tuo essere trova finalmente spiegazione nell’avventura vissuta da chi ti ha preceduto.

E’ quello che è successo a Dudù” .

Luca Milesi