“Don Chisciotte” fu portato per la prima volta in scena nel 1998, da quella che si chiamava Compagnia Sequenze. Lo spettacolo faceva parte, del resto, di quella che sarebbe stata completata nel 1999 come Trilogia dei Condottieri : Ulisse (’97) - Don Chisciotte (’98) - Agamennone (’99). Altrettanti cicli pittorici erano la base di partenza della trilogia: De Chirico per Ulisse, Salvador Dalì per Don Chisciotte, Bacon per Agamennone. “Don Chisciotte” ebbe una gestazione travagliata, avendo come tracce di partenza un poderoso Romanzo ed una grande quantità di schizzi e disegni di Dalì. Un dato, però, era in primo piano: la ricerca di Leggerezza in relazione a quei Consigli sulla “Modernità” dispensati da Italo Calvino nelle “Lezioni Americane”.
Il “Cavaliere dalla Triste Figura” è stato osservato, studiato, messo in discussione con grande attenzione; ne sono stati accuratamente sezionati pregi e difetti, con tanto di studio psicoanalitico.
Mesi e mesi di improvvisazioni , a volte con la partecipazione di un pubblico in spazi teatrali veri e propri, hanno cadenzato la nascita della Drammaturgia. Ore ed ore di nastro magnetico sono state accuratamente riprese in audio ed in video, per non perdere nulla di ciò che arrivasse da quegli studi. Pian piano prendeva vita il mondo di Don Alonso Quijana: il fedele Sancio, l’improbabile Dulcinea, e poi Contadini, Nobili, sino ai “nemici per la pelle” come il fatale Cavaliere della Bianca Luna alias Sansone Carrasco.
Della Messa in Scena esistono tre versioni: quella “pionieristica” del 1998, quella del 2000 e quella perfezionata nel 2005 per la Compagnia Enter. In tutti i casi il grosso impegno di César Corrales ha reso lo sforzo molto credibile. La sua interpretazione ha qualcosa di magico per la capacità con la quale un attore spagnolo del suo livello può essere in grado di “diventare” Don Chisciotte. Oltre la bravura interpretativa, oltre la somiglianza che sfiora l’inquietante, si ha l’impressione che Don Chisciotte sia proprio lì a minacciare il mondo da lui stesso creato…

 

 

Quando ci si confronta con un testo come quello di Cérvantes occorre fare delle scelte. L’irrappresentabilità di molte situazioni, per la peculiare fisionomia “letteraria”, ma anche il desiderio di mostrare in scena il percorso fatto, sono alla base della particolare ri-costruzione.
Un gruppo di giovani attori si accorge che, nel deposito di un Teatro dove sta lavorando, c’è un uomo vestito di stracci che dorme su una cassapanca. L’individuo si lamenta, senza svegliarsi, e sembra non stare affatto bene. Gli attori si avvicinano, cercano di soccorrerlo, ma vengono minacciati da costui, che si alza di scatto qualificandosi come Don Chisciotte della Mancia. Dopo attimi di comprensibile smarrimento, costoro fanno lo sbaglio di “assecondare” il folle nel racconto della sua storia. Gli “incarichi” di scena vengono dettati da lui stesso, che apostrofa i presenti con nomi e ruoli che non ammettono repliche. Nasce, dunque, un doppio spettacolo: quello che vede il pubblico e quello che creano gli attori per stare al gioco dello strano ospite del magazzino. Per loro fortuna conoscono la vicenda, o se la ricordano quel tanto che gli consente di entrare nel meccanismo.
Il “desiderio” del barbone-folle è lo stesso del folle-Alonso Quijana: dunque, paesaggi e situazioni prendono vita dal niente, semplicemente creati da stracci e cantinelle che il magazzino ed il baule di scena contengono.Lo spettatore ne riconosce lo stesso sapore “visionario” del romanzo.

 

 

Secondo appuntamento della Trilogia dei Condottieri della Compagnia Sequenze , “Don Chisciotte” in questo caso è l’ultimo atto della Trilogia  I giovani e il Teatro spagnolo che la Compagnia “Enter” ha realizzato nella stagione 2004-2005, grazie al sostegno del Primo Municipio e alla collaborazione della Reale Accademia di Spagna, dell’Istituto Cervantes e della Società Endesa Italia. La rassegna ha proposto al pubblico romano due capolavori di Fernando Arrabal e Sergi Belbel e si è conclusa con l’omaggio doveroso al Primo Romanzo Moderno d’Occidente nell’anno delle Celebrazioni Cervantine, quelle del IV Centenario della scrittura del primo volume.