Vi immaginate un mondo dove l'unica vita è quella del lavoro? Vi immaginate una cittá dove ci si proibisce l'unico vizio rimastoci da godere: fumare? Certo c'è poco da fantasticare, stiamo lí, vero? Ecco questo è il mondo di dopo la pioggia: personaggi, uomini e donne che non hanno una vita tranne quella lavorativa, tutto inizia, si svolge e conclude nel terrazzo di un grattacielo, sede di un'impresa finanziaria dove si lavora e si chiacchiera, si ciarla dell'avvenire, del passato, del presente...il tutto sommersi dal fumo del vizio proibito. Una grande nube di fumo delle supidaggini che passano per la testa alle nostre cavie da palcoscenico. Siamo davanti ad una sorte di telenovela in soffitta dove gli inquilini transitano affacciando ogni loro desiderio, pettegolezzo, grido di gelosie e invidie irrisolte nel vuoto della cittá. Le situazioni sono cosí estreme nella loro comicitá che sembrerebbe una tipica commedia come successione di gags con il mero proposito di far ridere lo spettatore. C'è invece un elemento drammaturgico fondamentale che rende il tutto diverso ed inquietante: non piove da anni!!! Abbiamo dimenticato se ci piace o meno questo fenomeno atmosferico che non c'è piú. Ed è questa ariditá quella che determina i comportamenti esilaranti, eccessivi, fuori luogo dei personaggi nei quali ognuno di noi ci si potrebbe ben identificare in una situazione del genere.
Vogliamo provare di che cosa siamo capaci di fare in una situazione limite cosí? Tanto non siamo tanto lontani di questi tempi! Noi lo abbiamo provato sul palco: il risultato è imprevedibile.