Quando si fa il nome di EDGAR ALLAN POE
subito si evocano termini come mistero,
paura, terrore e mai come nel suo caso
questi sentimenti appartengono
non soltanto alla sua opera ma anche alla sua vita,
una vita breve, intensa e maledetta,
bruciata dall'oppio e dall'alcool.

Anche la sua morte è circondata di mistero.
Ritrovato dentro una taverna in condizioni pietose,
Edgar Allan Poe stette ricoverato quattro giorni
nell'ospedale di Baltimora; la morte
lo colse fra quelle mura a 40 anni,
alle cinque del mattino del 7 Ottobre 1849,
dopo un lungo delirio interrotto
da brevi intervalli di relativa lucidità.
I motivi che lo avevano condotto
da New York a Baltimora sono rimasti sconosciuti.

Noi, con questo spettacolo, entriamo nella stanza di
quell'ospedale e spiamo gli ultimi momenti, cercando di
ricostruire la sua ultima notte: una notte piena di rimpianti
e di incubi, popolata dai fantasmi della sua vita e
da quelli creati dalla sua mente, in un flusso continuo
ed angoscioso che arriva al delirio, fisico e mentale.

 

 

Distrutto dall'alcool e dall'oppio,
Edgar Allan Poe cerca di resistere ai ragni
che lo stanno divorando: tormentato
dal ricordo doloroso della giovanissima moglie Virginia
- l'adorata cuginetta sposata quando lei aveva 14 anni
e morta di tubercolosi a 26 anni -
resiste all'avanzata della morte
contrapponendo la vitalità dei personaggi
creati da lui stesso, talmente scolpiti da sembrare
vivi, talmente forti da essere per lui gli unici amici,
i soli compagni in questa notte senza fine.

Come la lama del pendolo, inevitabilmente la morte
colpisce e lo fa precipitare nel pozzo, spegnendo la sua
vita: la notte finisce, nasce l'alba di un nuovo giorno ed
Edgar Allan Poe rinasce in noi e per noi,
con le sue creature mostruose e dolcissime,
con la sua angoscia ed il suo delirio,
con la sua capacità di portarci fino all'orlo dell'abisso,
incapaci di resistere, attratti dal demone della perversità.
E giù nel vortice, dove ci piace precipitare,
ci attende lui, salito sul vascello fantasma per condurci
là dove la sua fantasia senza fine può trascinarci.
E noi siamo felici di seguirlo. Per sempre.

Quando arriva l'alba ed è tempo di morire,
la voce di Tom Waits canta che finalmente
è giunto anche il tempo di amare.
Per lui ed anche per noi tutti,
in un anelito di speranza,
un pallido raggio di luce sottile
come un filo di ragno.

Biagio Proietti