Il fascino immortale del “Che” è il protagonista indiscusso dello spettacolo “EL (Che Guevara)” di Edgardo De Habich, il testo portato in scena per la prima volta in Italia dalla Compagnia Enter per la regia di Luca Milesi.


Scritto nell’aprile del 1979 “EL” non intende mitizzare il rivoluzionario più famoso del XX secolo, ma piuttosto narrare l’immortalità di un modo di essere uomo.


Guevara, da combattente, fu ucciso senza giusto processo: in un tempo più remoto, laureato in medicina, aveva deciso di esercitare la professione solo per servire i malati, né per la carriera, né per i soldi.


Raccontare l’uomo dietro la leggenda, il pensiero dietro il guerrigliero, questo l’obiettivo del testo di De Habich, nel 1979 ambasciatore del governo peruviano a L’Avana. In scena Antonio Sebastian Nobili, Maria Concetta Liotta, Elisa Giovanetti, Alberto Albertino, Umberto Bianchi, Raffaella Zappalà, Lorenzo Guerrieri e Simone Carosio.





























Grazie ad un curioso meccanismo teatrale De Habich porta in scena, accanto a “EL”, un prete ed un colonnello dell’esercito boliviano: li vediamo invadere continuamente il campo, litigare fra loro, prima sobri, poi ubriachi, per colpa di un “Lui” mai nominato e che si intuisce essere qualcuno di molto scomodo. Prete e colonnello, due modi opposti di vedere un’unica realtà, sono indotti a interrogarsi su figure di portata storica o letteraria maggiore, sul Cristo come sul Chisciotte, su Sancho: sono gli episodi stessi della vita del Che a chiamarli in causa. Il colonnello sarà obbligato a riflettere sull’opportunità storica della fucilazione del “Companero”, avvenuta cinque anni prima nella selva boliviana, nella quale “El ” trovò la morte fisica e al contempo l’immortalità del “pensiero”.


Con la collaborazione artistica di TeatroSenzaTempo

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